L'immagine Rilevata; di Emilio Arnone
Precedente
Successiva
09/12/2012
L'immagine Rilevata; di Emilio Arnone

Esattamente a distanza di un anno la collana La Finestra di fronte. Panorami tra Cinema e Fotografia, si arricchisce di un nuovo titolo: L’immagine rivelata.
Il libriccino che avete in mano si divide in due parti: la prima parte è costituita da scatti fotografici eseguiti solo in un giorno nella città di Cosenza e si riferiscono ad uno spazio del cimitero comunale messo in parallelo al museo all’aperto Bilotti.
La seconda parte nasce da un progetto di Attilio Lauria che, partendo dal fortunato libro dell’antropologo Mauro Minervino dal titolo Statale 18, ha proposto in qualità di Delegato Regionale della FIAF Calabria, la declinazione fotografica del paesaggio lungo la strada Statale 18.
La ripresa fatta all’interno del cimitero di Cosenza, sotto una coltre di neve, messa in rapporto alle opere d’arte impacchettate su corso Mazzini, in un montaggio alternato, è solo un'impronta, un'asfissia, un'assenza fuori dal tempo.
Le immagini delle sculture incellofanate sono la metafora dei cadaveri, la rappresentazione stessa di qualcosa che è stato e quindi morto. Rimandano all’idea di monumentalizzazione in un processo di mummificazione, di imbalsamazione del corpo del defunto, sembrano urlare, sofferenti, immobilizzate, strette dalla sensazione di essere senza via d’uscita, come la morte che non dà scampo.
Mentre la ripresa eseguita per catturare le immagini delle edicole mor-
tuarie, poste sulla Strada Statale 18, è stata eseguita con un apparecchio istantaneo, acquistato su e-bay a buon mercato, per cinque dollari e fortunatamente non ben funzionante (sin dalla metà degli anni Sessanta si è insistito sull’utilizzo di macchine fotografiche di basso livello per favorire nuove scoperte visive).
Il meccanismo della mia vecchia Polaroid spesso si inceppava e i film
scaduti, avuti in dono dal fotografo di matrimoni di Casabona Peppino
Palmieri, hanno fatto sì che incorressi in diversi incidenti fotografici, questo però mi ha consentito di esplorare l’imprevedibilità dell’immagine e quindi del reale, in relazione all’idea stessa della precarietà della vita. Così mi ritorna alla memoria Susan Sontag: “Ogni fotografia è un memento mori“. La Polaroid, intesa come atto unico e irripetibile, è destinata a sottolineare materialmente il parallelo tra l’unicità del prelievo di realtà e il senso di irreparabilità (nel medesimo senso di irripetibilità della riproduzione) che
assale soprattutto di fronte ad ogni morte improvvisa, come quella sulla
strada, un evento brutale che non da modo di elaborare nel tempo il senso di una perdita talvolta annunciata dalla malattia.
Così come spesso mi accade quando scrivo, sono ritornato a leggere alcuni autori a me cari; nel Dizionario di fotografia filosofica di Ando Gilardi si parla di fotografia fatalista, detta meglio istantanea fotografica, nella quale l’immagine sarebbe prefissata da un destino immutabile che non può essere controllato né modificato dalla volontà individuale. Questo aspetto è stato ancor meglio precisato da Clément Chéroux nel suo saggio L’errore fotografico. Una breve storia, nella quale ha chiarito che la fotografia si svela meglio nei suoi scatti errati. Così le abrasioni sulle mie Polaroid, normalmente considerate come un difetto, diventano un luogo privilegiato per esplorare
e analizzare la natura dell'immagine. E Michelangelo Antonioni ci ricorda che: "sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà".

Selezionare l'immagine da aggiungere al prodotto:
Descrizione (Opzionale):
Immagine:

Aggiungi Immagine

Selezionare l'immagine da aggiungere al prodotto:
Descrizione (Opzionale):
Immagine:

Aggiungi Immagine