Daniele Schmiedt, un artista siciliano nel Novecento
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30/11/2012
Daniele Schmiedt, un artista siciliano nel Novecento

Le retrospettive, che hanno celebrato e valorizzato, più delle poche personali, l’arte di Daniele Schmiedt, soprattutto immediatamente dopo la sua morte, si sono limitate a raccogliere le opere della fase finale della sua attività artistica, quella del paesaggio messinese, delle strade, delle case periferiche della città, senza includere in una visione antologica la sua produzione globale. Come in vita non aveva sempre avuto il giusto riconoscimento per l’importanza della sua opera, così anche nelle retrospettive post mortem non si è dato il giusto spazio ad una visione più significativa e criticamente risolutiva della sua attività. Solo la mostra messinese del 1998, L’arte dimenticata a cura di Gioacchino Barbera, ha preso in considerazione alcuni dipinti dell’età giovanile, quelli della fase ottocentista e impressionista, e altri di vari periodi, dando una visione più ampia e incisiva del suo valore pittorico.
 
Questa mostra vuole essere allora un attraversamento di tutto il suo percorso artistico, dalle prime prove dai toni veristici, timbrici e vivaci, alla fase casoratiana e a quella sironiana e lombarda in genere degli anni Trenta, più metallica e dalle cromie pacate, decantate, dagli accostamenti alla Metafisica alla pittura degli anni Quaranta, drammatica ed espressionista, fasi tutte che mettono in risalto la sua attenzione verso la figura umana, verso la fatica snervante del lavoro operaio e verso la malinconica vita di donne, condannate all’isolamento e ad attività logoranti e degradanti, che di fatto non sono quasi mai apparse nelle sue mostre.
 
Alla sua morte Giuseppe Sciortino affermerà in proposito che «Il dramma che nell’isola è precipuamente della terra e degli uomini, ha avuto in Schmiedt il suo rappresentante di maggiore sensibilità ed esteticamente di rilievo sino alla penultima guerra».
 
In ultimo nella mostra si ammirano i dipinti più recenti, i paesaggi, gli angoli del porto, le periferie dalle pennellate rapide, moderne, quasi informali e dalle cromie brillanti e accese, da cui emana un’intensa poesia della natura e della vita.
 
Un’altra sezione raccoglie i bozzetti, vere opere pittoriche, creati per gli interventi decorativi realizzati a Messina e in altre località.
Una panoramica quasi completa, dunque, valida testimonianza dell'opera di un artista, che è stato considerato uno dei più aggiornati e impegnati rappresentanti della pittura siciliana del Novecento.
 
Un raffinato critico come Andrea Agueci nel 1935 gli aveva scritto «… è paradossale che un’artista come te non compaia nelle grandi esposizioni, in prima linea tra i migliori pittori d’Italia». E Carlo Battaglia, ancora nel 1954, lo definisce «la figura d’artista più rappresentativa della pittura messinese del primo cinquantennio del 900».
 
Il palazzo della Camera di Commercio, sede espositiva della Mostra, opera dell'architetto Camillo Puglisi Allegra, è del 1923, perfettamente in linea per le sue caratteristiche architettoniche e decorative e per la presenza al suo interno delle sculture di Antonio Bonfiglio, altro grande artista del momento e amico di Daniele Schmiedt, con lo specifico delle opere esposte.
 
La mostra a cura di Anna Maria Ruta è accompagnata da un catalogo EDAS di Messina a cura di Anna Maria Ruta, Gioacchino Barbera e Francesco Rovella.

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